giu 15, 2009 - Pasta, Primi piatti    22 Comments

Pasta con le Sarde e Finocchietto Selvatico

Pasta sarde e finocchietto1.jpg

 

Di nuovo domenica sera.

I ritmi del finesettimana sono così diversi da quelli dei giorni lavorativi che ogni volta mi sembra di essere sotto effetto del fuso orario.

Non ho sonno, starei sveglia fino alle quattro; ma poi penso alla sveglia del lunedì mattina e vorrei già dormire. Eppure ho ancora un sacco di cose da fare!

Voglio dare l’anti-afidi alle rose…

Voglio innaffiare le piante che ancora non hanno l’innaffiamento automatico…

Voglio mangiare del gelato, e lo voglio pure affogare col caffé…

Voglio ascoltare un pò di musica mentre leggo qualche pagina del libro…

 

 


 

 

La parte più difficile della preparazione di questa pasta?
Trovare gli ingredienti!

Il pescivendolo m’ha detto che le sarde le prende solo su ordinazione… pare che le sarde a Roma non siano molto ricercate!

Il finocchietto selvatico, è selvatico. Quindi tocca andare in campagna a fare un bel bustone. Oppure andare al vivaio, comprare una piantina e coccolarsela.
(Ho scelto di coltivarlo)

Era davvero tanto tempo che volevo preparare la pasta con le sarde e il finocchietto selvatico, e finora mi sono sempre fatta scoraggiare dalla difficoltà di reperimento della materia prima.

Stavolta no.

In fase di allestimento del giardino ho predisposto un angolo per il finocchietto selvatico, che è anche bello da vedere.
Per le sarde… mi sono dovuta adeguare ai gusti romani e ordinarle.

Non è per mettere le mani avanti, ma come i piatti “storici” anche la pasta con le sarde e il finocchietto ha innumerevoli varianti.
Le ricette più “classiche” richiedono l’uso di uvetta, pinoli e zafferano.
le ricette “abusive” sono rosse, c’è chi aggiunge un pò di passata di pomodoro.

In questa mia preparazione “classica” ho usato solo i pinoli.

INGREDIENTI: per 4
400 g di pasta
½ kg di finocchietto selvatico da pulire
½ kg di sarde fresche
olio extravergine d’oliva
1 cipolla media
sale, pinoli

TEMPO DI PREPARAZIONE:
90 minuti

PREPARAZIONE:
Come ho già detto, ho il mio finocchietto in giardino, quindi ne ho preso due manciate di cime belle tenere.
(In generale, comunque, si può dire che del 1/2 chilo di finocchietto raccolto in campagna, vanno tenute solo le cime).
Ho sciacquato bene il finocchietto, quindi l’ho lessato 5 minuti in un litro d’acqua leggermente salata.
L’ho scolato (conservando l’acqua di cottura) e l’ho tritato grossolanamente.

Ho pulito le sarde, aprendole in tutta la loro lunghezza, svuotandole delle interiora e diliscandole. Ho sciacquato.
Ho tritato finemente la cipolla e l’ho fatta rosolare per qualche attimi nell’olio caldo, ho unito le sarde e ho lasciato cuocere a fuoco basso mescolando spesso per farle spappolare. Ho unito il finocchietto e i pinoli (se si vuole, questo è il momento di aggiungere anche l’uvetta e lo zafferano). Ho salato e ho aggiunto qualche cucchiaio di liquido di cottura del finocchietto (oppure la passata di pomodoro) e ho lasciato cuocere per 10 minuti.

Ho lessato la pasta in acqua salata alla quale ho aggiunto l’acqua di cottura del fiinocchietto. Ho cottura ultimata della pasta l’ho mantecata insieme al condimento per qualche minuto prima di servirla.
Ancora una variante: c’è chi prepara una terrina di pasta condita e la passa 5 minuti in forno a 180° C.

 

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22 Commenti

  • Buona! Dovrò provare questa versione perché io ho mangiato quella in forno ma questa è molto invitante :-P

  • Gradevolissima!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • Ummmmmmmmm buonissimi!!!!!!!!
    In questa mia piccola vacanza siciliana l’ho mangiata anche io !!!!!!!!!!!
    Saluti!!!!!

  • Sei davvero brava e nel preparare il cibo e nel fotografarlo.
    Mi fai sentire davvero piccola cosa con i piatti che preparo tanto ruspanti e banali e poi sei così giovane, ne farai di strada.
    Fortunato chi ti vive accanto.

  • Angelapia: talmente tanti i complimenti che m’hai fatto che pensavo fosse uno scherzo di qualche “amico/a”. Sono dovuta andare a vedere la tua e-mail per togliermi il dubbio.
    GRAZIE. E’ frutto di una passione. Anzi di due: quella per la cucina e quella per la fotografia. La professione è tutt’altra (e litigo costantemente con il mio capo…).
    Non credo proprio che i piatti che cucini tu siano ruspanti e banali: giri per siti e blog di cucina, quindi questo argomento ti interessa. Sono sicura che sei davvero una brava cuoca.

    Paola

  • SONO SICILIANA E OGGI AI MIEI OSPITI FACCIO QUESTA SPECIALITA’. CON LE SARDE RIMANENTI FACCIO LE BRACIOLETTINE E POI LI PASSO IN FORNO

  • Francesca: sicuramente lì non è così difficile reperire le sarde come a Roma. E magari il finocchietto lo trovi dal fruttivendolo. Buon pranzo a te e ai tuoi ospiti.

    Paola

  • Vado a cercare gli ingredienti e poi…cucino.
    Ciao

  • la faccio domani e molto buona e a me piace molto cucinare anche perche sono siciliana e la mia passione e la cucina

  • Laura: la fai come l’ho descritta io, o hai una tua ricetta personale?

    Paola

  • ma non cè la mollica….

  • Marco: no. Perché tu ce la metti?

    Paola

  • Si usa, a parte, la mollica tostata (muddica atturrata) o meglio ancora la mandorla tritata e tostata in padella (mennula atturrata).
    La ricetta è abbastanza fedele, solo due differenze. mezzo bicchiere di vino bianco, anziché allungare con l’acqua di cottura (meno che mai il pomodoro che non ci va proprio). Poi lo zafferano va messo nella pasta e non nel condimento: si scola la pasta e si mescola con lo zafferano, così diventa bella gialla, poi si unisce il condimento. Infine, se si vuole, la mennula o la muddica.

    PS
    Qui a Palermo il finocchietto si trova dal fruttivendolo, le sarde fresche da marzo a ottobre. Per la pasta vengono usate quelle piccoline. Poi abbiamo anche altre ricette con le sarde, tipo le sarde a beccafico o le sarde fritte “allinguate” :)

  • a Francesco: wow. Grazie mille davvero per il commento. Infatti proprio non avevo mai mangiato questa pasta con l’aggiunta di mandorle o mollica. La finezza di aggiungere lo zafferano alla pasta piuttosto che al condimento deve essere una dritta palermitana anche se, a parte il contrasto di colore tra la pasta gialla e il condimento non so quanto se ne avvantaggi il sapore (ma proverò e ti dirò). Sul pomodoro: però qualche volta l’ho mangiata che aveva un vago colore rosso proprio in Sicilia (può valere la stessa interpretazione della pasta con le vongole?: c’è chi la vede solo bianca e chi la preferisce rossa? – io la preferisco bianca).
    Le sarde a beccafico: sono tra le ricette desiderate da postare prima o poi. Ma se intanto mi vuoi dare la tua ricetta… :P
    Le sarde fritte “allinguate”: mai sentite. Come sono?

    Paola

  • è possibile che qualcuno ce lo metta anche in Sicilia, ma nella ricetta come la conosco io non c’è. Le sarde allinguate sono molto semplici: vanno pulite e aperte, private di testa e lisca (ma va lasciata la coda), tenute circa un quarto d’ora a bagno nell’aceto, poi scolate, infarinate e fritte in olio bollente.

    Le sarde a beccafico.
    Praticamente sono involtini di sarde al limone. Le sarde vanno preparate aperte con la coda, come quelle allinguate (ma senza tenerle in aceto).
    Poi si prepara la muddica atturrata e si mette da parte. Si scalda un po’ d’olio e si scioglie un’acciughina, si uniscono passolini e pinoli, la muddica atturrata e si amalgama bene. si riempiono le sarde con il composto, si arrotolano e si dispongono in teglia (preventivamente unta d’olio e spolverata di pangrattato) con la coda all’insù, mettendo tra una sarda e l’altra una foglia d’alloro. Si possono usare anche gli stecchi per tenerle ferme, in alternativa si tengono da sé mettendole strette in fila per tutta la teglia. Prima di infornare si bagnano abbondantemente con succo di limone (qualcuno usa anche l’arancia). Cuociono poco, tipo 20 minuti a forno medio, e poi si fanno riposare una mezz’ora, vanno mangiate tiepide o fredde.

    PS
    Da quando sono nato non ho mai saputo di preciso cosa fossero i passolini. L’ho scoperto oggi: è ribes nero essiccato, e pare che sia introvabile nel resto d’Italia. Qui da noi si compra in bustine, in tutte le drogherie, con o senza pinoli.

  • Ah, ovviamente nel composto ci va anche sale e pepe. Qualcuno ci aggiunge anche il prezzemolo, ma di solito non c’è.

  • Oggi sono proprio fuso, il sale sul pangrattato no (a meno che non sia il pane sciocco che si usa in Italia centrale), solo pepe. Scusate la doppia svista.

  • a Francesco: infatti non avevo mai neanche sentito nominare i passolini. Ma cercerò del ribes nero essiccato. E poi dicono che c’è la globalizzazione!
    Grazie mille per la ricetta delle sarde allinguate e per quella delle sarde a beccafico: la mia ricetta delle sarde a beccafico è decisamete diversa (direi meno isolana), quindi le proverò entrambe…
    Carina la parola siciliana per indicare il pane sciapo.

    Paola

  • La globalizzazione funziona al contrario, nel senso che qui si comincia a vedere in giro l’uva passa al posto della ‘passulina’, per non parlare della tradizionale festa dei morti che sta diventando halloween. La parola ‘sciocco’ nel senso di ‘privo di sale’ non è siciliana, l’ho appresa in Toscana.

  • a Francesco: ho cercato i passolini nel supermercato più fornito che conosco. Niente. Ma se comprassi il ribes nero e lo essiccassi al forno? Certo no sarebbe equivalente al sole della sicilia, ma sempre meglio di ninte…

    Paola

  • A proposito dei … “passolini”.
    Una prima considerazione è che la Sicilia non è terra dove cresca o si coltivi il ribes…
    La seconda, definitiva, è che mia madre (grande cuoca a detta di chiunque si sia mai seduto alla Sua tavola, classe 1918) faceva la pasta con le sarde adoperando rigorosamente l’uvetta di Corinto (quella autentica e di non facile reperibilità).
    :-) )

  • sono siciliana e invece delle sarde che ai miei figli non piacciono uso lo sgombro in scatola e le acciughe, al posto dello zafferano uso il concentrato di pomodoro. successo assicurato

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