giovedì, 03 novembre 2011
Crema Pasticcera
E così dopo quattro anni di frenetica attività come foodblogger mi decido a postare la ricetta della crema pasticcera (ricetta base della pasticceria italiana)! Ma perché la pubblico solo ora? Andava postata prima... an.da.va po.sta.ta pri.ma!
Non posso dare torto al Bianconiglio.
La ricetta della crema pasticcera andava postata prima! E visto che all'ultima riunione aziendale uno dei capi tirò fuori dal cilindro questa frase "i vincenti hanno sempre una soluzione, i perdenti hanno sempre una scusa" mica vi aspetterete una scusa, vero???
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lunedì, 24 ottobre 2011
Bignè - Pasta Choux

E poi?: uno mica può fare i bignè e basta, no?
"Che c'hai fatto co' 'sti bignè?"
"Me li sono ma-ngia-ti!"
Belli: Perfetti come quelli della pasticceria... profumati come quelli della pasticceria.
Vista e Olfatto allenati fin dall'adolescenza, perché il Bignè per me è quel dolcetto da passeggio che prendevo spesso alla pasticceria del centro quando a 15 anni facevo lo struscio domenicale sul viale principale (tra la piazza e la pineta) della "città" dove sono cresciuta.
E' naturale quindi per me associare la parola "Bignè" ad un contenitore di un qualche tipo di crema ricoperto di una qualche tipo di glassa...
Poi ho scoperto che anche il "contenitore" aveva una dignità: se non era fresco e fragrante e se non era vuoto all'interno il mio dolcetto era decisamente meno buono.
Freschi e Fragranti... Ecco perché quando ho usato quelli del supermercato sono rimasta un po' delusa! Ecco perché se la pasticceria va al risparmio e non li fa freschi ogni giorno, i bignè sono moscetti e meno appetitosi.
Vuoti all'interno... magia di un impasto fatto a regola d'arte. E come sempre con i dolci, ormai, mi affido a lui e alle sue ricette: fino ad ora non mi ha mai delusa.
Ha centrato il colpo anche con la pasta per i Bignè (o pasta choux): sono sbocciati come papaveri lasciando spazio per il ripieno all'interno e rimanendo fragranti e saporiti all'esterno.
Per cui, se fate come me ed eseguite come bravi allievi la sua ricetta non potrete sbagliare.
Ingredienti: per circa 40 bignè
220 g di acqua
200 g di burro
210 g di farina 00
375 g di uova intere (circa 7 uova)
1,25 g di sale
Tempo di Preparazione:
40 minuti
Preparazione:
in un tegame non antiaderente si fa bollire l'acqua con il burro. Quindi si unisce, tutta in una volta, la farina precedentemente setacciata e si tiene il tutto sul fuoco per circa 1 minuto mescolando continuamente. Passato questo tempo la massa si stacca senza problemi dalle pareti del tegame. A questo punto si mette la massa dentro l'impastatrice e si lascia girare per circa un minuto con il gancio agitatore (a foglia) e poi si uniscono le uova un po' per volta. Si unge d'olio una teglia di alluminio e con la sac-à-poche si formano i bignè sulla teglia. Si infornano a 220 gradi a forno già caldo in modalità statica. Si lasciano cuocere in questo modo per 15 minuti, poi si apre la porta del forno e si tiene aperta mettendoci un cucchiaio per non lasciarla richiudere completamente e si lasciano finire di cuocere per altri 10 minuti circa (in questo modo l'umidità esce e i bignè diventano belli fragranti).
Sono adatti sia per preparazioni dolci che per quelle salate: nell'impasto non c'è zucchero. Ma per quanto mi riguarda, per le preparazioni salate preferisco i Gougères: il formaggio nell'impasto li rende particolarmente adatti ad accompagnare cibi salati.
P.S.: Oggi quella pasticceria non c'è più. Al suo posto c'è un franchising di una nota marca di intimo...
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domenica, 09 maggio 2010
Gougères - Pasta Bignè al Formaggio

Come sempre, con le ricette francesi (questa è tipica della Borgogna) devo studiare molto. All’inizio sembra tutto molto complicato, poi, come d’incanto, ad un certo punto tutto diventa semplice e chiaro. E allora sto lì che mi domando Ma come è possibile che fino ad ora mi sembrava tutto così difficile?
Intanto bisogna dire che anche quando si sbagliano le dosi, le consistenze e/o i tempi, il sapore dei gougères è comunque ottimo. Quindi via con le prove...
Però questa non si può certo definire una ricetta facile. Per avere un bignè al formaggio bello gonfio e vuoto all’interno occorre averci fatto molta amicizia. Ha bisogno di molte accortezze, proprio come i dolci; e infatti la pasta dei gougères è pasta choux, quella dei bignè! L’idea (geniale) dei gougère è quella di aggiungere del formaggio grattugiato (groviera o altro) all’impasto rendendoli perfetti per un aperitivo, magari farcendoli con una mousse di mortadella o con una fetta di salame.
Quali sono le accortezze, dunque?
1- setacciare la farina
2- le uova devono pesare circa 70 g e ci vuole occhio per la consistenza della pastella: deve sembrare una crema pasticcera bella densa. Quindi può capitare che servano meno uova del previsto, ecco perché le uova vanno aggiunte una alla volta.
3- far raffreddare la pastella prima di aggiungere le uova e il formaggio
4- per incorporare le uova e il formaggio usare la frusta elettrica
5- iniziare con una cottura ad alta temperatura 220° C per circa 10 minuti e poi proseguire per altri 20-25 minuti a 180° C
6- posizionare la teglia lontano dalla griglia di cottura; per intenderci: il mio forno ha 4 posizioni per le teglie e io cuocio i gougère al secondo livello dal basso
7- non aprire il forno fino a completa cottura
INGREDIENTI: per 16 gougères
75 ml di latte intero
75 ml di acqua
50 g di burro
1/4 di cucchiaino di sale fino
100 g di farina 00
4 uova intere
1 tuorlo
25 g di gruviera grattugiata
15 g di parmigiano grattugiato
pepe nero di mulinello
paprika dolce
noce moscata
TEMPO DI PREPARAZIONE:
60 minuti
PREPARAZIONE:
in un pentolino non antiaderente ho messo il latte, l’acqua e il burro. Ho messo sul fuoco moderato e ho atteso che tutto il burro si fosse sciolto, quindi ho abbassato al minimo il fuoco e ho aggiunto la farina setacciata. Ho mescolato e tenuto sul fuoco basso fino a quando la pastella si è appallottolata, si è staccata dal pentolino e ha cominciato a sfrigolare. Ho lasciato raffreddare, e poi ho aggiunto il primo uovo intero e tutto il formaggio, il pepe nero, e la noce moscata. Ho mescolato energicamente (si può anche usare uno sbattitore), poi ho aggiunto una alla volta anche le altre uova mescolando bene con lo sbattitore e valutando la consistenza della pastella prima di decidere se aggiungere o no l’uovo successivo.
Ho acceso il forno in modalità statica a 220° C.
Ho foderato la placca da forno con la cartaforno.
Ho messo l’impasto in una sac-à-poche e, con un beccuccio di diametro 2 cm ho formato le palline di pasta sulla placca foderata.
Ho sbattuto il tuorlo con 3 cucchiai di acqua 1 un pò di paprica dolce e con questo ho spennellato la superficie dei gougeres.
Ho infornato per 10 minuti a 220° C, poi ho abbassato la temperatura del forno a 180° C e ho proseguito la cottura per altri 20 minuti.
Durante i primi 10 minuti di cottura succede che i bignè prima si appiattiscono sulla teglia e poi si gonfiano.
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domenica, 21 marzo 2010
Un Brodo Poderoso

Ho preparato brodi in tutti i modi possibili. Brodi rapidi, brodi lenti, brodi di dado, brodi con l’estratto di carne.
All’inizio era la fretta a dettare regole e ingredienti. E con la fretta non cercavo neanche di migliorare la preparazione di un brodo rapido. Per cui usavo i dadi.
Poi ho provato l’estratto di carne… mi sono resa subito conto della differenza di sapore rispetto al dado.
Credo che tutto sia iniziato così. Appurato che esistono brodi e brodi, ho cominciato a farlo in casa.
Per fare un brodo casalingo, basta solo tener conto che lo scopo è quello di estrarre dall’alimento (verdura, carne o pesce) il maggior numero di sostanze possibili. Così, immergere la carne nell’acqua fredda e portarla lentamente a bollore (aggiungendo gli odori) e mantenerla in fremito per almeno un’ora è già un’ottima preparazione.
D’altra parte affidarsi a prodotti commerciali per una preparazione base che prende all’incirca un’ora di tempo, mi sembra davvero un peccato.
Un buon brodo cambia il sapore di qualunque zuppa…
Un buon brodo fa la differenza in qualunque risotto…
Un buon brodo esalta i tortellini di carne…
Un buon brodo permette di preparare la salsa d’accompagnamento…
A tutto questo, ci metto pure che si può conservare in freezer per tre mesi!!! Perciò prepariamo il brodo quando piove, quando salta un’appuntamento, quando ci fa male la schiena, quando ci sentiamo antipatici e asociali… prepariamolo e mettiamolo in bottiglie da un litro, mettiamo una bella etichetta con la data di preparazione e surgeliamo. In tre mesi troveremo pur qualcosa da prepararci!!
Il brodo che presento oggi, per quanto mi riguarda è il re dei brodi. Dal sapore deciso, è un brodo forte: ottimo per il risotto allo zafferano, per le zuppe di legumi, per le salse d’accompagnamento alle carni e per i mitici tortellini di carne.
Il brodo di oggi è frutto di prove, studi e ragionamenti. Ragionamenti a partire dal brodo casalingo di carne, quello appena descritto in cui la carne sobbolle per un’ora insieme agli odori.
Ragionamento numero 1: il brodo è fatto in gran parte di acqua, anzi, è un concentrato si sostanze sciolte in acqua. Quindi se quando faccio un brodo concentro acqua, avrò in alta concentrazione tutte le sostanze e i sali disciolti nell’acqua… Quindi tanto vale che anche l’acqua sia di qualità. Perché usare l’acqua del rubinetto? Anche se è potabile ha sicuramente molti più sali di un acqua oligominerale con basso residuo fisso. Il residuo fisso delle acque sta proprio ad indicare la quantità dei sali in essa disciolti. Si ottiene facendo evaporare l’acqua e dosando la quantità dei sali che rimane sul fondo (è un’estremizzazione del concetto di concentrazione). Quindi un’acqua con un basso residuo fisso ha pochi sali disciolti e il brodo che ne risulterà sarà un concentrato solo della nostra carne e delle nostre verdure e aromi!!
Ragionamento numero 2: la maggior parte delle sostanze aromatiche e buone si formano con la Maillard. Quindi… perché non rosolare carne e verdure prima di immergerle nell’acqua? Ma attenzione a non farle bruciare, altrimenti il brodo viene amaro.
Ragionamento numero 3: già che ci sono ci metto pure le alghe, che sono praticamente insapori ma regalano al brodo una marea di utilissimi sali minarali. Sì, ma ce le metto solo al momento di utilizzare il brodo: se penso di fare il brodo per poi congelarlo, lo preparo senza alghe e le aggiungerò dopo averlo scongelato.
Le alghe si trovano in erboristeria, sono molte e ciascuna ha delle caratteristiche “nutrizionali” particolari.
La mia preferita è la Kombu, che pare faccia bene ai capelli rendendoli più forti alla caduta e più corposi. Di fatto ho visto che l’alga Kombu ha una buona quantità di acido glutammico e di iodio e rende più digeribili i legumi…
Ma le alghe sono molte e ciascuna è arricchita con un elemento: ferro o calcio o vitamine…
Insomma, a ciascuno la sua alga!
Osservazione numero 1: se aggiungo il sale al volume iniziale di acqua ottengo sempre un brodo salato. E’ che con la lenta sobbollitura per almeno un’ora, il brodo si concentra e il sale che era giusto per 3 litri di acqua diventa troppo per 2. Quindi aggiungo il sale solo poco prima di portare in tavola.
Anche se… ho scoperto che il sale grosso aggiunto alle zuppe diretamente nel piatto da più gusto.
Osservazione numero 2: far sobbollire il brodo con il coperchio lo intorbidisce. Per un brodo limpido devo tenere la pentola scoperta, appena al di sotto della temperatura di ebollizione e schiumare ogni volta che si renda necessario.
Osservazione numero 3: sempre per avere un bel brodo limpido, occorre filtrare. Si può usare un fazzoletto di stoffa, ma va bene anche un colino a maglie strette foderato con due strappi di carta da cucina.
Ma adesso bando alle ciance e veniamo alla ricetta:
INGREDIENTI: per 1,5 litri di brodo
3 lt di acqua oligominerale a basso residuo fisso
200 g di funghi
2 scalogni
1 carota grande
400 g di muscolo di manzo
TEMPO DI PREPARAZIONE:
2 ore
PREPARAZIONE:
per prima cosa ho tritato tutte le verdure e le ho messe a fiamma bassa in una pentola di acciaio non antiaderente per 20 minuti circa (mescolando spesso). Nel frattempo in una pentola alta ho messo a bollire i 3 litri di acqua. Trascorsi i 20 minuti delle verdure, li ho aggiunti all’acqua che bolliva, ho abbassato la fiamma e ho fatto sobbollire per almeno mezz’ora.
Mentre il brodo di verdure si cuoceva, ho tagliato la carne di manzo in pezzetti piccoli circa 2 cm e li ho rosolati in una pentola alta di acciaio pesante non antiaderente. Non ho aggiunto olio. Siccome la Maillard si sviluppa ad alte temperature (tra 140° e 250° C) prima ho scaldato la pentola sulla fiamma e poi ho aggiunto la carne. Si attaccava sul fondo, ma non l’ho forzata a staccarsi, quando la maillard termina la carne si stacca da sola dal fondo della pentola. Se la pentola è piccola conviene rosolare la carne in due o più turni. La carne è perfetta quando assume un colore nocciola. Il fondo della pentola si copre dello stesso colore della carne. OTTIMO!!
Ho tolto la carne e l’ho messa da parte.
La mezz’ora del brodo di verdure dovrebbe essere passata, quindi ho filtrato con il colino il brodo (spremendo bene le verdure) e l’ho messo dentro la pentola dove avevo fatto rosolare la carne. Con il cucchiaio di legno ho raschiato bene tutto il fondo della pentola per ridisciogliere tutti i rimasugli della rosolatura (gli chef e i cuochi veri definiscono questo passaggio “deglassare”), quindi ho aggiunto la carne e ho lasciato sobbollire per un’ora.
Trascorsa un'ora, per prima cosa ho tolto la carne e l’ho spremuta per benino, poi ho filtrato il liquido con il colino foderato con due strappi di carta da cucina.
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lunedì, 07 dicembre 2009
Tartine di Foie Gras de Canard

L’ho già detto che questa estate sono andata in Francia? Sìssì. L’ho detto, l’ho detto!
Non sono una che ama i souvenir, i ricordini, i pensierini, i soprammobili. Gli unici souvenir che mi riporto a casa sono quelli gastronomici, e in Francia ho fatto scorte. La maggior parte delle quali già bevute e mangiate… Eh je sais: la vie est dure!
Prima o poi, per cercare di “ammorbidirla”, ingrasserò di 80 chili.
Insomma, stavo sulla strada per Le Mont Saint-Michel e vedo un allevamento di oche che produceva in proprio vari prodotti. Potevo non comprare il foie gras originale fatto in casa? Non sono riuscita a resistere (lo so: qualcuno non mi parlerà per il resto della vita).
C’ho fatto queste tartine, facili facili.
Stavolta, visto che aveva fatto tutto l’allevatore francese, mi sono fatta la pasta brisée (mica potevo comprarla e starmene con le mani in mano!)
INGREDIENTI:
foie gras de canard
olive
250 g di farina 00
125 g di burro
2 cucchiai di acqua fredda (di frigo)
sale
TEMPO DI PREPARAZIONE:
1 ora + 1 ora di riposo in frigo
PREPARAZIONE:
Per la pasta brisée: ho spezzettato il burro e l’ho lasciato a temperatura ambiente per 5 minuti. Ho setacciato la farina, l’ho salata e l’ho messa a fontana sulla spianatoia e al centro c’ho messo il burro. Ho lavorato la farina con il burro con la punta delle dita (meno si tocca, meglio è) fino ad ottenere delle briciole. Ho aggiunto l’acqua fredda fino ad ottenere un impasto morbido e liscio (lavorare il meno possibile). Ho formato un panetto, l’ho avvolto in carta alluminio e l’ho messo in frigo a riposare almeno 1 ora prima di stenderla per formare le tartellette.
Ho fatto cuocere le tartellette di pasta brisée in forno caldo a 200° C su carta da forno per 15 minuti.
Poi ho spalmato il foie gras e al centro ho messo un’olivetta.
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martedì, 02 giugno 2009
Salvia Fritta in Tempura

Ari-Eccomi… dopo quasi due settimane di latitanza!
Praticamente Imperdonabile.
Ma (c’è sempre un “ma”), il richiamo del giardino comincia ad essere ossessivo. Dopo quasi due anni di privazioni di verde intorno a casa (causa imprevisto e prolungato soggiorno in un appartamento al secondo piano), mi impegna molto avere di nuovo un pezzettino di giardino di cui occuparmi. Mi piace frequentare forum di giardinaggio, sfogliare e studiare manuali per scegliere le piante in base al periodo di fioritura, alla persistenrza o meno del fogliame, nonché al colore delle foglie e dei fiori… Tutto questo mi occupa gran parte del tempo libero!!
E poco ne rimane per fotografare e preparare nuovi post, per pensare nuovi accostamenti, per cimentarmi in nuove preparazioni.
Ma ieri ha piovuto molto e oggi tira un vento fastidiosissimo, e devo dire che questa combinazione di eventi naturali non rende molto piacevole il soggiorno tra le piante; quindi ho rispolverato un’antica curiosità culinaria e mi sono cimentata nella preparazione del tempura. Ovviamente capitalizzando le cure dedicate alla mia salvia sclarea (qui) (dimensione delle foglie= 15 cm x 8 cm).
Anche solo la parola “tempura” mi rimanda al Giappone, ma sembra che l’invenzione sia da attribuire ai Gesuiti Portoghesi.
In ogni caso… risulta essere una pastella molto leggera e friabile adatta per friggere crostacei (gamberetti, capesante…) e verdure (zucchine, cavolfiori…).
Gli ingredienti del tempura devono essere freddi di frigorifero.
Chiaramente, deve essere data un’attenzione particolare alla temperatura dell’olio di frittura, che non deve superare i 180° C; da misurare con il termometro o come facevano gli antichi: immergevano una goccia di pastella nell’olio, doveva scendere sul fondo e poi risalire in superficie. Io preferisco il termometro perché durante la frittura la temperatura dell’olio cambia anche di molto e solo con il termometro mi rendo conto se devo aumentare o abbassare la fiamma.
INGREDIENTI: per 4 persone
8 foglie giganti di salvia
1 tuorlo
100 g di farina 00
100 ml di acqua gassata fredda di frigorifero
olio di soia per friggere (oppure olio di arachidi)
sale
TEMPO DI PREPARAZIONE:
30 minuti
PREPARAZIONE:
In una terrina fredda ho sbattuto il tuorlo con l’acqua gelata. Ho aggiunto la farina mescolando in continuazione per evitare grumi.
Quando avevo ottenuto una pastella liscia e omogenea ho aggiunto il sale, quindi l’ho messa a far riposare in frigo per almeno 15 minuti.
Nel frattempo ho messo a scaldare l’olio e sono andata in giardino in direzione del bidone delle piante aromatiche e ho prelevato 8 foglie dalla mia salvia, le ho sciacquate e asciugate. Quindi le ho passate nel tempura e le ho fritte.
Da servire calde. (Il tempura m’era venuto sciapetto, quindi ho rimediato spargendo un pò di sale fino sopra la frittura.)
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venerdì, 10 aprile 2009
Ragù di Manzo

Era bello quando ero bambina e i grandi conoscevano tutte le risposte giuste ai miei “perché”…
Era bello quando ero bambina e mamma e papà avevano sempre la soluzione migliore ai miei grandi problemi…
Era bello quando ero bambina e guardavo i cartoni animati e i buoni erano belli e i cattivi erano mostri bruttissimi… anche se ogni tanto qualche mostro, per confondere le idee, si travestiva da buono; ma poi succedeva sempre qualcosa che gli faceva riprendere le sue vere sembianze da mostro e così lo riconoscevi subito che era un cattivo…
Era bello quando da bambina ero convinta che le “forze del bene” mi proteggevano dalle “forze del male”.
Da grande è tutto più difficile. E certe volte mi piacerebbe che il mondo fosse semplice, come quello che conoscevo da bambina…
Passando alla ricetta - quando facevo il ragù c’era sempre qualcosa che non mi tornava, per quanto facessi restringere il sugo non era mai come quello che avevo in mente.
Poi, parlando di questo “dilemma” al supermercato con una perfetta sconosciuta (mentre facevamo la fila per gli affettati), lei mi da la soluzione. Sbagliavo tutto. Prima di tutto non ci va la passata di pomodoro, ma il concentrato di pomodoro (quello in tubetti), e poi ci va il latte.
Certe volte si fanno incontri speciali anche mentre fai la fila per il prosciutto!
INGREDIENTI: per 4
250 g di macinato di manzo
100 g di pancetta dolce (non affumicata)
1 bicchiere di latte fresco intero
1 carota
1/2 costa di sedano
1 cipolla piccola
30 g di concentrato di pomodoro
1/2 bicchiere di vino rosso
olio extravergine di oliva
sale, pepe
TEMPO DI PREPARAZIONE:
2 ore e mezzo
PREPARAZIONE:
Ho tritato la pancetta e l’ho messa a soffriggere con l’olio, quando il grasso è diventato trasparete ho aggiunto il trito di carota, sedano e cipolla. Ho abbassato la fiamma al minimo, ho coperto la padella e ho lasciato stufare per 10 minuti.
Ho aggiunto il macinato e ho aggiustato di sale e di pepe. A cottura della carne ho aggiunto il vino e alzato la fiamma. Ho lasciato evaporare il vino e quindi ho “allungato” il concentrato di pomodoro in 1/2 bicchiere d’acqua calda e l’ho versato nella padella. Ho abbassato al minimo la fiamma, ho coperto e ho lasciato sobbollire per 2 ore, aggiungendo di tanto in tanto il latte.
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lunedì, 08 dicembre 2008
Fonduta Valdostana

L’ho imparato molti anni fa: quando non si ha niente da dire, è meglio non dire niente... la prof mi avrebbe messo il 3 della scena muta invece mi sono beccata 3--!
L’ho imparato molti anni fa: è meglio tacere una verità troppo dolorosa... quella volta ho detto alla mia amica di aver visto il suo ragazzo baciarsi con Simona. La mia amica non m’ha parlato per 6 mesi!
L’ho imparato molti anni fa: è meglio tacere quando nella testa si affollano pensieri aggrovigliati e contrastanti... è meglio tacere se non si è ancora riusciti a fare l’opportuna analisi delle conseguenze...
INGREDIENTI: per 4 persone
400 g di fontina valdostana
1/4 lt di latte intero
30 g di burro
4 tourli d’uovo
sale, pepe
polenta (se non si ha il tempo e la voglia per farla, la vendono già pronta da affettare)
TEMPO DI PREPARAZIONE:
15 minuti + 3 ore di ammollo
PREPARAZIONE:
Ho tagliato in sfoglie sottili la fontina e l’ho messa in ammollo nel latte per 3 ore. Passato questo tempo ho aggiunto il burro fuso e i 4 tuorli. Ho messo a cuocere a bagnomaria continuando a mescolare. Quando il tutto si è trasformato in una crema liscia e densa ho aggiustato di sale e di pepe.
Magari si può pensare di aromatizzarla con il marsala, oppure con la grappa; mantenere sul fuoco giusto il tempo per far evaporare l’alcol...
Ancora calda l’ho servita su delle fettine di polenta fritte nel burro.
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mercoledì, 30 aprile 2008
Pastella al Vino

Ah la frittura, vera delizia del palato: se impastellato o fritto dorato riuscirei a mandare giù di tutto... Eppure questa tecnica varia a seconda di quello che dobbiamo friggere. L’unica costante è la temperatura dell’olio, che deve essere intorno ai 175° C per permettere una cottura corretta dell’interno e una doratura omogenea dell’esterno. Nella preparazione dei carciofi fritti (qui) ho seguito i consigli di Pellegrino Artusi, ma se quello che devo friggere è pesce la pastella adatta è con il vino...
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INGREDIENTI:
150 g di farina 00
3 uova
150 g di vino bianco secco frizzante
sale
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TEMPO DI PREPARAZIONE:
15 minuti
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PREPARAZIONE:
Ho sbattuto con la frusta 1 uovo intero con 1 tuorlo. Poi ho mescolato il tutto alla farina, al sale e al vino bianco. Ho amalgamato bene facendo attenzione a che non ci fossero grumi. Ho montato a neve ben ferma i 2 albumi d’uovo e li ho mescolati alla pastella facendo attenzione a non smontarli.
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domenica, 13 gennaio 2008
Cestini di Pane

Sarà che sono facili, veloci e buoni. Sarà che qualunque cosa ci metta dentro è un successo, fatto sta che li uso spesso per impolpare i miei menù.
INGREDIENTI:
pan carrè senza la crosta
olio
TEMPO DI PREPARAZIONE:
15 minuti
PREPARAZIONE:
Ho acceso il forno a 200° C.
Ho unto per bene il pan carrè con l’olio. Ho ritagliato il pane con una tazza e ho infilato i dischi di pane dentro le formine per i muffin.
Ho messo in forno a far tostare.
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