lunedì, 14 novembre 2011
Ravioli Bianchi al Tartufo
Ravioli al Tartufo ripieni di mascarpone, ricotta e pinoli, lucidati con burro e salvia su salsa al pecorino.
Detto e Fatto: sono stata alla Mostra Mercato del tartufo di S. Giovanni D'Asso. E sono tornata così ispirata da svegliarmi con questa ricetta in testa (tanto che la mia amica Maria Elena sulla pagina Facebook mi suggerisce di intitolare il post "il Buongiorno si vede dal Mattino").
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mercoledì, 25 maggio 2011
Tortiglioni ai Peperoni

Mammamia quanto tempo è che non posto!!!
E si vede che ho poche cose da dire…
Bè, in effetti avrei parecchie cose da dire, ma non voglio. E così trasformo il blog in una specie di ricettario fotografico. Arricchisco le ricette di dettagli e trucchetti cercando di indovinare i dubbi e le domande di chi cerca una ricetta sul web. Ma tralascio volontariamente la parte personale che poi è la vera anima dei blog, anzi credo che sia l’unico vero motivo per seguire un blog. Scusate ma se cercate una ricetta perché non comprate un ricettario vero (con ricette di veri chef, provate e riprovate) invece di fidarvi di ricette raccomandate da assoluti sconosciuti (specie in campo culinario)?
Quindi, posso affermare con assoluta certezza di stare seguendo la strategia sbagliata: tralascio la parte personale del blog a favore di maggiori dettagli della ricetta.
Ma… strategia per cosa??!!
Vabbè sto cominciando a straparlare, non so neanche io quello che dico. Però una cosa la posso dire con assoluta certezza: quando mi metto ai fornelli mi sento sempre a mio agio, sia che si tratti di una cucina superattrezzata che di un fornelletto da campeggio. E questo piatto è talmente semplice che si può davvero preparare su un fornelletto da campeggio… Non vedo l’ora di andare in vacanzaaaaaaaaa!!!
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martedì, 06 ottobre 2009
Pasta Risottata con Salsiccia, Piselli e Zafferano

L’ultima sua mail risaliva al 23 maggio scorso in cui mi “passava” due ricette: ossobuco di tacchino e semifreddo ai corn flakes.
Ma era il 23 maggio, il caldo cominciava a farsi sentire e proprio non ce la facevo a preparare l’ossobuco di tacchino (eppoi ho una insana avversione per gli ossobuchi, di qualsiasi razza). Vabbè, ma almeno il semifreddo avrei potuto provarlo, no-o??? Lo so, lo so. Mi sono già cosparsa il capo di cenere. Diciamo che sono rimasta indietro con parecchie cosucce.
Ma lui non se la prende (segno di sensibilità e intelligenza) e il 30 settembre decide di mandarmi una mail in cui mi “racconta” un’altra ricetta.
Mail graditissima, perché mi trova in un periodo di apatia e totale assenza di stimoli… uno di quei periodi a pane e formaggio, al massimo la tazza di latte.
Ci passiamo tutti, no?
Leggo la mail. La ricetta mi piace.
Le ricette di Piero mi piacciono molto, infatti ho già pubblicato altre due sue ricette: i nidi di cuori e pancetta (qui) e le alette di pollo speziate (qui).
Oggi è la volta di questa pasta che mi ha incuriosito non tanto per il condimento, ma per il metodo di cottura. Infatti la pasta non viene lessata ma cotta come un risotto.
Come da tradizione, ricopio pari pari le parole di Piero che “racconta” il procedimento.
INGREDIENTI: per 4
250 g di pasta corta
100 g di salsiccia
80 g di pancetta dolce a cubetti
1 lattina di piselli
1 bustina di zafferano
1 cipolla
1 lt di brodo di carne
olio extravergine di oliva
una noce di burro
1/2 bicchiere di vino bianco
sale, pepe
parmiggiano grattugiato
TEMPO DI PREPARAZIONE:
45 minuti
PREPARAZIONE:
"Beh, ho preso la salsiccia, spellata e sminuzzata, poi l'ho “ fatta andare” da sola qualche minuto, per vedere se “sputava” grasso o no. Se sì...lo avrei gettato....
Intanto, in una padella, olio e un pochino di burro “meditavano” con la cipolla tritata finemente... diciamo che era diventata trasparente...
Allora ho unito la salsiccia, e i cubetti di pancetta...( volendo, uno spruzzo di vino bianco migliora il tutto ).
Bene, evaporato il vino, o dopo un 4-5 minuti ( la pancetta deve diventare rilassata, col grasso trasparente, per capirci ), comunque, ho messo la pasta, e girato bene, come fosse un riso, per intenderci, così che assorbisse, per primo, il gusto del sugo.
Poi ho messo il brodo, non tutto, il concetto è cuocere piano la pasta...come fosse riso, appunto. Diciamo che ho “quasi” coperto la pasta ed il condimento col brodo, di carne. Poi l'ho “seguita”, rimestando ed aggiungendo brodo, per non farla cuocere a secco.
Dopo un 8-10 minuti ho aggiunto lo zafferano, ed i piselli sgocciolati...
Da qui in poi si va avanti con pazienza, la pasta deve cuocere restando umida, ma non “affogare” deve essere asciutta, alla fine cottura.
Quando era pronta l'ho “ aggiustata” di sale e pepe, messo formaggio grattugiato, girato bene e lasciata a riposare qualche minuto...
Giuro che è buona, ci vuole un pochino di pazienza, ( ci ho messo una mezz'oretta..,con gli ingredienti già preparati ) ma ne vale la pena :-)
Volevo spedirti una foto, ma :
non sono bravo come te
è sparita in tre secondi dai piatti :-)
Ciao!"
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domenica, 30 agosto 2009
Tonnarelli al Ragù di Rana Pescatrice

Mi pare fosse ieri…
ho visto una cosa in tv, oddio… sarebbe più corretto dire che la tv era accesa e distrattamente la ascoltavo mentre ero intenta nella preparazione di questa pasta.
Confesso di non amare molto la tv, non credo possa “arricchirmi” e per passare il tempo mi rivolgo ad altro.
Quindi ogni volta che la accendo sono sempre molto scettica e il 90% del tempo è sintonizzata su canali di musica.
Sicuramente la mia sorpresa nel sentire una cosa carina in tv dipende da questo scetticismo. Ma tant’è…
C’era questo tizio che raccontava ad un tale una storia di un barone locale. Una storia del passato, ma comunque "attuale".
Questo barone aveva due castelli, entrambi molto belli, e lui era davvero indeciso in quale dei due andare a vivere.
Così si fece costruire una capanna a metà strada tra i due castelli e in modo tale da poterli vedere entrambi. Per decidere meglio.
Il barone passò tutta la sua vita nella capanna (e nell’indecisione) finché entrambi i castelli andarono in rovina.
INGREDIENTI: per 2 persone
200 g di pasta all’uovo tonnarelli
200 g di polpa di rana pescatrice
1/2 cipolla
1 carota piccola
1 costa di sedano piccola
vino bianco secco
timo fresco (o buccia di limone grattata)
olio, sale
TEMPO DI PREPARAZIONE:
45 minuti
PREPARAZIONE:
Ho preparato un trito finissimo di cipolla, sedano e carota. Ho fatto soffriggere il tutto con un giro d’olio in una padella di alluminio non antiaderente. Quindi ho abbassato la fiamma e ho aggiunto la polpa di rana pescatrice tagliata a cubetti. Ho atteso che il pesce si cuocesse, ho alzato la fiamma e ho sfumato con il vino bianco. Ho atteso che tutto il vino evaporasse e ho aggiustato di sale e spento la fiamma. Nel frattempo ho portato a bollore l’acqua per la pasta, l’ho salata e ho immerso i tonnarelli. Un minuto prima di completare la cottura della pasta, l’ho scolata con il forchettone direttamente nella padella con il ragù di pescatrice, ho riacceso la fiamma e ho completato la cottura della pasta nel suo condimento aggiungendo 2 mestoli di acqua di cottura (ma questo dipende dallla fiamma che si usa, quindi ne possono servire di meno o di più). Ho spento il fuoco e cosparso di foglioline di timo (in assenza del timo fresco si può optare per la scorza di limone grattugiata).
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martedì, 14 luglio 2009
Pasta con Tonno fresco e Rucola

La pasta col tonno (quello in scatola) ha un ché di pratico e di estivo; se poi ci metto pure i capperi e qualche pezzetto di alici sott’olio diventa quasi una specialità.
Avevo praticamente deciso di preparare la pasta col tonno (quello in scatola) quando passo davanti alla pescheria “quasi quasi mi fermo, magari mi viene un’idea…”. E l’idea m’è venuta quando ho visto il trancio di tonno fresco “e che pasta col tonno sia”…
Sì, ma mica una pasta col tonno qualunque… qui si mangia tonno fresco, praticamente crudo.
Ma è facilissima: poco più di una ajo, ojo e peperoncino!
INGREDIENTI: per 2
200 g di pasta
300 g di tonno fresco in un'unica fetta
rucola
sale, pepe
vino bianco secco
1 spicchio d’aglio
peperoncino
olio extravergine di oliva
TEMPO DI PREPARAZIONE
30 minuti
PREPARAZIONE:
Ho salato o pepato il trancio di tonno e poi l’ho tagliato a cubetti. Ho lavato la rucola.
Ho messo l’acqua a bollire e nel frattempo in una grande padella ho preparto il condimento per la pasta. Ho messo a soffriggere in olio extravergine di oliva lo spicchio d’aglio spellato e schiacciato e il peperoncino. Quando l’aglio e il peperoncino avevano preso un pò di colore li ho tolti dall’olio e ho spento il fuoco. Ho fatto raffreddare l’olio, quindi ho versato un pò di vino bianco secco ho aggiunto il sale, ho acceso il fuoco per far sfumare il vino. Ho spento di nuovo (se si aggiunge il vino nell’olio caldo schizza troppo, quindi occorre far freddareun pò l’olio prima di aggiungere il vino).
Ho lessato la pasta e a due minuti dalla cottura l’ho scolata e messa nella padella con l’olio aromatizzato. Ho acceso il fuoco e ho aggiunto il tonno fresco e la rucola. Ho mescolato e servito.
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lunedì, 15 giugno 2009
Pasta con le Sarde e Finocchietto Selvatico

Di nuovo domenica sera.
I ritmi del finesettimana sono così diversi da quelli dei giorni lavorativi che ogni volta mi sembra di essere sotto effetto del fuso orario.
Non ho sonno, starei sveglia fino alle quattro; ma poi penso alla sveglia del lunedì mattina e vorrei già dormire. Eppure ho ancora un sacco di cose da fare!
Voglio dare l'anti-afidi alle rose...
Voglio innaffiare le piante che ancora non hanno l'innaffiamento automatico...
Voglio mangiare del gelato, e lo voglio pure affogare col caffé...
Voglio ascoltare un pò di musica mentre leggo qualche pagina del libro...
La parte più difficile della preparazione di questa pasta?
Trovare gli ingredienti!
Il pescivendolo m’ha detto che le sarde le prende solo su ordinazione… pare che le sarde a Roma non siano molto ricercate!
Il finocchietto selvatico, è selvatico. Quindi tocca andare in campagna a fare un bel bustone. Oppure andare al vivaio, comprare una piantina e coccolarsela.
(Ho scelto di coltivarlo)
Era davvero tanto tempo che volevo preparare la pasta con le sarde e il finocchietto selvatico, e finora mi sono sempre fatta scoraggiare dalla difficoltà di reperimento della materia prima.
Stavolta no.
In fase di allestimento del giardino ho predisposto un angolo per il finocchietto selvatico, che è anche bello da vedere.
Per le sarde… mi sono dovuta adeguare ai gusti romani e ordinarle.
Non è per mettere le mani avanti, ma come i piatti “storici” anche la pasta con le sarde e il finocchietto ha innumerevoli varianti.
Le ricette più “classiche” richiedono l’uso di uvetta, pinoli e zafferano.
le ricette “abusive” sono rosse, c’è chi aggiunge un pò di passata di pomodoro.
In questa mia preparazione “classica” ho usato solo i pinoli.
INGREDIENTI: per 4
400 g di pasta
½ kg di finocchietto selvatico da pulire
½ kg di sarde fresche
olio extravergine d’oliva
1 cipolla media
sale, pinoli
TEMPO DI PREPARAZIONE:
90 minuti
PREPARAZIONE:
Come ho già detto, ho il mio finocchietto in giardino, quindi ne ho preso due manciate di cime belle tenere.
(In generale, comunque, si può dire che del 1/2 chilo di finocchietto raccolto in campagna, vanno tenute solo le cime).
Ho sciacquato bene il finocchietto, quindi l’ho lessato 5 minuti in un litro d’acqua leggermente salata.
L’ho scolato (conservando l’acqua di cottura) e l’ho tritato grossolanamente.
Ho pulito le sarde, aprendole in tutta la loro lunghezza, svuotandole delle interiora e diliscandole. Ho sciacquato.
Ho tritato finemente la cipolla e l’ho fatta rosolare per qualche attimi nell’olio caldo, ho unito le sarde e ho lasciato cuocere a fuoco basso mescolando spesso per farle spappolare. Ho unito il finocchietto e i pinoli (se si vuole, questo è il momento di aggiungere anche l’uvetta e lo zafferano). Ho salato e ho aggiunto qualche cucchiaio di liquido di cottura del finocchietto (oppure la passata di pomodoro) e ho lasciato cuocere per 10 minuti.
Ho lessato la pasta in acqua salata alla quale ho aggiunto l’acqua di cottura del fiinocchietto. Ho cottura ultimata della pasta l’ho mantecata insieme al condimento per qualche minuto prima di servirla.
Ancora una variante: c’è chi prepara una terrina di pasta condita e la passa 5 minuti in forno a 180° C.
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mercoledì, 13 maggio 2009
Nidi di Pasta, Cuori di Carciofo e Pancetta

Ancora lui. Siamo alla sua seconda ricetta e la conoscenza si approfondisce (qui per la sua prima ricetta)... Stavolta m'ha proposto una pasta. E io non mi sono tirata indietro: l'ho preparata e m'è piaciuta. Attendo con impazienza la terza ricetta (chi ha orecchie per intendere, intenda!)
Come l'altra volta ricopio pari pari l'e-mail che ho ricevuto da Piero con la descrizione della sua ricetta perché mi piace il suo modo di "vivere" tra i fornelli:
"Io la chiamo "pasta alla benevole pazienza ", perché ci vuole un filo di pazienza, per un risultato che di solito finisce disintegrato dagli amici in 2 minuti.
E' delicata di sapore ma ..... sparisce.
Okay... io di solito viaggio a teglie, ma do indicazioni per un 4 persone circa .
Ingredienti:
Pasta a matassa,
Carciofi
Pancetta affumicata ( 100 gr )
uova ( 2 )
Limone
sale , pepe,
parmigiano
olio,
brodo
latte
Il ripieno : se sono pigro prendo i cuori di carciofo surgelati ( lo faccio... lo so ) , oppure li prendo freschi, tolgo le foglie esterne, dico parolacce per le spine ( una mi scappa sempre..) , butto i suddetti in acqua e limone ( e qui so dove sono stato punto....brucia...). Li scolo, asciugo e taglio a fettine, dopo avere tolto il fieno, ovvio...
In una padella metto olio e burro, diventano amici, si sciolgono... Ci metto a sguazzare un ( paio ) spicchio di aglio... Quando si fa dorato lo tolgo, se no ... bleah diventa amaro, e ci metto la pancetta a cubetti, , oh... non deve " rilassarsi", quindi il fuoco è allegro. Dopo qualche minuto la pancetta comincia a sentirsi sola, infatti è croccante appena appena, quindi prima che si secchi le mando i carciofi, bene scolati ed asciugati.
Sale, pepe .. ed una carezza di latte, un mezzo bicchiere, diciamo, L'idea è farli cuocere, ed i carciofi hanno bisogno di un 15 minuti circa..
Ah... se ci vuole , un filo di brodo ( vegetale, anche di dado, dai-..) , ma ricordiamoci che è un ripieno, non una zuppa.... :-)... poi lasciare intiepidire..
Pasta : Se si vuole si usano un paio di matasse di vermicelli, o tagliatelline , per persona. ( di solito poi la persona media ne mangia 3 o 4, imbarazzando ...)
Se abbiamo tempo e pazienza magari la facciamo noi, io uso spaghetti alla chitarra messi a cestino.... ma magari non la prima volta, mica così semplice da fare...
In acqua salata ( io preferisco un leggero brodo vegetale ) , usiamo un colino di metallo, per cuocere le matassine senza che si disfino ( se si fa con la pasta fatta in casa .... beh, il procedimento è meno semplice, se vuoi te la spiego )
Appena vedo che la matassina si rilassa ( un paio di minuti, 3 ) la scolo e la metto nella teglia unta di burro.
Siamo quasi pronti : prendo le uova, le sbatacchio con sale e pepe, ci aggiungo i carciofi con la pancetta, un bel pò di parmigiano, Prezzemolo, quanto ti piace.... ah, i carciofi ci vogliono... la pancetta anche, ma ci butti quello che vuoi, se ci pensi.....
Prendi il composto e ci farcisci i cestini .. Li fissi, chiedendoti se manca qualcosa, poi ti ricordi il perché il forno è a 180 gradi... Allora ci butti dentro la teglia, in attesa che il tutto appaia gradevolmente dorato ( e leggermente gonfio ).
Assicuro che è delicato di sapore, ma mi sa che le dosi sono per due, va giù che è un piacere.
(spegni il forno !)"
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mercoledì, 22 aprile 2009
Lasagne al Pesto
Come da bambini, quando vedevamo una cosa che ci piaceva e strillavamo “mio!” ed eravamo pronti ad afferrarla, così si fa da adulti.
A poco è servita l’esperienza. L’aver sperimentato che un fiore bellissimo visto in quel prato muore in poco tempo nel vaso di casa nostra; e così non sentire più il canto dell’usignolo da quando lo abbiamo rinchiuso nella nostra gabbia.
Quando impareremo che una stella ha bisogno del cielo per poter brillare? Così, prima di prendere quella stella luminosissima che tanto ci piace, domandiamoci se saremo in grado di continuare a farla brillare…
E’ imbarazzante vedere come l’equilibrio che si instaura in certe coppie si basi sulla distruzione della stima dell’altro, piuttosto che nell’esaltazione delle caratteristiche che ci hanno fatto innamorare.
E’ strano vedere coppie di “ex” andare più daccordo da “ex” che mentre erano in coppia.
Noti in tutto il mondo per la pastasciutta, con orgoglio sperimentiamo sempre nuovi condimenti. Ed è davvero difficile sbagliare: con la pasta sta bene davvero tutto (a parte la pelle d’oca che m’è venuta quando in Canada ho visto un bambino condire il suo piatto di spaghetti scotti con il ketchup).
L’unico accorgimento che dobbiamo avere è nell’abbinamento del condimento con la portata successiva: sconsiglierei delle fettuccine al ragù di carne (qui) se per secondo abbiamo pesce; viceversa non preparerei un risotto ai frutti di mare se per secondo abbiamo un arrosto…
E quando devo preparare un pranzo, prima di decidere se il menù sarà di carne o di pesce, faccio un salto al supermercato (dotato sia di macelleria che di pescheria interne) e mi faccio ispirare dalle disponibilità.
Ma c’è un primo piatto che mi salva sempre: le lasagne al pesto…
D’estate, d’inverno, con menù di carne o di pesce.
Si abbina a tutto e dà al pranzo quel quid di ufficialità e originalità.
INGREDIENTI: per 6 persone
500 g di sfoglia all’uovo fresca
300 g di pesto
sale
150 dl di besciamella (qui)
burro
parmigiano grattugiato
TEMPO DI PREPARAZIONE:
60 minuti
PREPARAZIONE:
Ho acceso il forno a 200°C.
Ho scottato per 1 minuto la pasta all’uovo fresca in acqua salata e poi le ho fatte asciugare su un strofinaccio facendo attenzione a non farle toccare fra di loro (si attaccano). Per scolarle senza scottarmi le mani le toglievo dall’acqua bollente con una schiumarola e le mettevo in una insalatiera piena di acqua fredda.
Ho preparato la besciamella (qui) e l’ho fatta intiepidire prima di mescolarla con il pesto.
Ho imburrato la teglia e ho messo uno strato di besciamella al pesto e c’ho adagiato sopra uno strato di pasta all’uovo. Ho messo un altro strato di besciamella e ho spolverato con del parmigiano grattugiato. Ho continuato a formare strati fino al termine degli ingredienti. Sull’ultimo strato, che deve essere di besciamella, ho messo dei fiocchi di burro e parmigiano grattugiato. Ho infornato in forno caldo a 200 °C, senza aver ricoperto la teglia con la carta stagnola, per circa 10 minuti. In fondo è tutto cotto, il passaggio in forno serve solo per far amalgamare i sapori. Poi al grill per la crosticina.
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sabato, 07 marzo 2009
Orecchiette con Salsiccia e Cime di Rapa
Insomma… domani è l’8 marzo. Festa delle donne.
Quale occasione migliore per fare autocritica?
Certe volte non le sopporto, le donne intendo.
Ci atteggiamo a gran donne emancipate, moderne e sicure ma facciamo le civette con il capo-ufficio per qualche trattamento di favore.
Ci lagniamo come bambine se non otteniamo quello che vogliamo.
In gravidanza, poi, diamo il peggio di noi e anche se tutto va per il meglio non andiamo più al lavoro già dal secondo mese, e dal terzo mese pretendiamo di non fare file (mica tutte, è ovvio, c’è chi vive la gravidanza come uno stato di grazia e non come una malattia…).
All’uomo che ci sta accanto chiediamo di essere
presente ma non troppo
allegro ma malinconico
colto ma umile
geniale ma bisognoso della nostra guida
parsimonioso ma con slanci di generosità verso di noi
sicuro di sé ma pronto a cambiare idea per pensarla come noi
eppoi deve avere molti amici ma deve dedicarsi solo a noi…
E noi? Cosa siamo disposte a dare?
E così, ho pensato di allegare questa canzone (Elio, un mito)…
INGREDIENTI: per 2 persone
200 g di orecchiette
1 mazzo di cime di rapa (o broccoletti) da pulire
2 salsicche
4 filetti d’acciuga sott’olio
olio extravergine di oliva
sale, aglio, peperoncino
TEMPO DI PREPARAZIONE:
50 minuti
PREPARAZIONE:
Ho pulito le cime di rapa, prendendo solo la parte tenera delle foglie e dei gambi. Le ho lavate facendogli fare almeno tre passaggi in acqua pulita. Ho messo a lessare le cime di rapa pulite. Le ho messe direttamente in acqua fredda salata e ho aspettato che giungesse il bollore, quindi ho aggiunto le orecchiette (direttamente nella pentola dove stava la verdura). Mentre le orecchiette e le cime di rapa cucinavano (circa 4 minuti) in una padella ho messo uno spicchio di aglio intero a brunirsi in un giro d’olio. Quindi ho tolto l’aglio e ho aggiunto i 4 filetti d’acciuga spezzettati, il peperoncino e la salsiccia spezzettata; ho fatto rosolare il tutto. Dopo circa 3 minuti che la pasta stava cuocendo, l'ho scolata insieme alla verdura e ho messo il tutto nella padella con la salsiccia. Ho aggiunto un pò di acqua di cottura per far completare la cottura alla pasta. Ho tenuto sul fuoco moderato per far amalgamare i sapori.
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domenica, 01 marzo 2009
Pasta e Ceci

Qualche considerazione nata dal post precedente e dallo scambio di commenti con Renata (qui)…
L’Italia è una repubblica basata sul lavoro… e sulla famiglia. Il sogno italiano è quello di lavorare onestamente, possedere un appartamento in centro, un cane o un gatto, una moglie/marito e circa 2 figli piccoli. La passeggiata domenicale e frequentare chi è nella nostra stessa condizione sociale.
E già… questo è un punto fondamentale. Perché frequentare chi è separato o divorziato, chi è single da anni, chi è gay, chi convive o le coppie con evidente differenza di età, può destabilizzare il nostro equilibrio precario.
Programmati a vedere solo un modo di vivere, scoprire che ci sono persone che hanno trovato altre soluzioni (senza neanche troppa difficoltà) potrebbe mandarci in crisi.
Noi siamo programmati per sposarci e fare i figli.
Ripercorrendo la strada dei nonni e dei genitori, mossi dalle tempeste ormonali dell’adolescenza ci fidanziamo prestissimo e sogniamo la nostra famiglia, tale e quale a quella di origine, magari anche meglio. Finiamo gli studi, cominciamo a lavorare, mettiamo su casa, ci sposiamo e facciamo almeno un figlio. In fondo, per inerzia (qui), non stiamo neanche a chiederci se è quello che sentiamo veramente di voler fare. Se il sogno è realmente il nostro o di qualcun altro.
E una volta portato a compimento il nostro programma? Be’… a questo punto possiamo permetterci di domandarci cosa vogliamo fare, chi siamo, chi eravamo e se ci piace come siamo diventati. Il nostro programma è stato portato a compimento, ora possiamo dedicarci a noi. E cominciamo a farci le domande che non ci siamo fatti prima…
Accompagno questo post, e qualcun altro in seguito, a della buona musica, che m’accompagna in tutto quello che faccio. Anche mentre cucino…
Buona musica, buon cibo, buona compagnia
INGREDIENTI: per 2 persone
200 g di ceci secchi
150 g di pasta
1 carota
1/2 cipolla
sedano
peperoncino
rosmarino
sale
olio extravergine di oliva
TEMPO DI PREPARAZIONE:
ammollo per almeno 8 ore + 3 ore di bollitura dei ceci + 20 minuti
PREPARAZIONE:
La sera prima ho messo in ammollo i ceci in acqua fredda e ce li ho lasciati per almeno 8 ore.
Quindi li ho scolati e li ho messi a sobbollire per 3 ore in acqua bollente alla quale ho aggiunto un rametto di rosmarino e un goccio di olio extravergine di oliva. Certo con la pentola a pressione si farebbe molto prima…
Ho tagliato a cubetti il sedano e la carota; ho tritato la mezza cipolla e altro rosmarino e ho messo il tutto in una casseruola con un giro d’olio e il peperoncino. Dopo circa 3 minuti che il tutto soffriggeva ho aggiunto un mestolo dell’acqua di cottura dei ceci, ho messo il coperchio e ho atteso che le carote eil sedano diventassero teneri. Quindi ho aggiunto i ceci scolati, ho aggiustato di sale e ho fatto amalgamare i sapori. Nel frattempo ho cotto la pasta nella stessa acqua di cottura dei ceci alla quale ho aggiunto il sale (come tradizione di famiglia ho spezzato la pasta lunga). Ho scolato la pasta e l’ho aggiunta alla casseruola dei ceci. Ho amalgamato e servito.
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