lunedì, 23 gennaio 2012
Fonduta Svizzera e Savoiarda
Piatto della buona compagnia:
si prepara in pochissimo tempo (così non dobbiamo isolarci in cucina),
la padrona di casa non si sentirà in obbligo di sfoggiare qualche servizio, inoltre
avvicina gli ospiti (tutti a intingere il pane da uno stesso contenitore) e
se poi consideriamo che con la fonduta svizzera è assoluto divieto bere acqua (pena una lunga e lenta digestione)...
direi che gli ingredienti per una serata divertente e spensierata con gli amici ci sono tutti!
La Fonduta Svizzera (e Savoiarda) è ben diversa dalla fonduta valdostana. Come già descritto, per la fonduta valdostana si fa sciogliere la fontina in un po' di latte e si rende più cremosa con dei tuorli d'uovo.
La fonduta svizzera invece è profondamente diversa.
Qualcuno si fissa anche sull'uso di determinati formaggi. Se siete i Svizzera o in Francia e riuscite a reperire il vacherin e il gruyere (che non è l'italica groviera) allora usate questi due. Ma in Savoia una volta me l'hanno servita fatta di Beaufort, Abondance e Gruyere. In Italia si può provare a cercare questi formaggi da Auchan o da Carrefur, ma se non li trovate non rinunciate a prepararla.
Usate pure del Taleggio, Bitto, Casera, Asiago... insomma formaggi vaccini.
La fonduta Svizzara (o Savoiarda) è più aromatica della
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sabato, 20 settembre 2008
Pasta Cacio e Pepe con Zucchine

Le esperienze degli amici, l’esempio dei genitori, le regole sociali scritte e non scritte, la religione, persino la tv… è tutto lì a dire cosa fare, cosa pensare, come comportarsi, cosa è giusto e cosa non lo è. È un codice “morale” collaudato e funzionante da anni. Lavaggi del cervello, annientamento della volontà… è guerra psicologica.
Va tutto bene finché non si comincia a pensare con la propria testa.
Non succede a tutti. È per questo che ci si sente un po’ soli e abbandonati quando ci capita. È per questo che pensiamo di avere qualcosa che non va, qualcosa di sbagliato, un’anomalia.
È vero: l’anomalia c’è, ma non c’è niente di sbagliato. Siamo solo diversi dagli altri, non ci ritroviamo nei discorsi degli amici, l’esempio dei genitori non è ricalcabile sulle nostre esperienze, la religione non dà risposte adeguate al nuovo sentire, e la tv non funziona più né come anestetico, né come anti-dolorifico, né come dispensatrice di esempi di vite.
Tutto d’un tratto si sente di avere una sensibilità diversa. Tutto qui.
E allora, dopo un primo momento di sgomento e anche di paura, si cerca di far “svegliare” anche chi ci sta intorno. Ma può capitare che proprio chi ci ha accompagnato per tanto tempo non riesca a svegliarsi dal torpore delle apparenze, delle regole sociali… e questo non ci basta più.
Eppure da qualche parte c’è chi vede il mondo come abbiamo imparato a vederlo noi…
Che fare?
INGREDIENTI: per 2 persone
4 zucchine (romanesche)
200 g di pasta (meglio se è pasta all’uovo fresca)
60 g di pecorino (romano) grattugiato
olio extravergine di oliva
pepe nero macinato al momento
sale
-
TEMPO DI PREPARAZIONE:
30 minuti
-
PREPARAZIONE:
Nel tempo necessario per portare a bollore l’acqua, ho sciacquato e tagliato le zucchine, le ho messe in una padellina con un giro d’olio e le fatte soffriggere per un pò senza aggiunta di sale. Non è necessario farle cuocere a lungo, anzi, lo sconsiglio perché si ammollano troppo e non tengono la forma. Quindi farle cuocere il tempo necessario, giusto per togliere il sapore del crudo ma la consistenza ci deve essere.
Ho lessato la pasta in acqua salata e, a pochi minuti dalla giusta cottura, ho “scolato” la pasta in una capiente padella aggiungendo l’acqua di cottura un pò alla volta (come per il risotto) fino a cottura completa della pasta rigirandola in continuazione con il cucchiaio di legno (ed è per questo motivo che con la pasta fresca all’uovo è meglio: tira fuori più amido che crea una salsina legante molto gustosa). Ho aggiunto il pecorino grattugiato e, sempre girando, ho atteso che il formaggio si amalgamasse per bene. A questo punto ho macinato il pepe e ho aggiunto le zucchine.
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giovedì, 03 gennaio 2008
Crema di Finocchi

ILCOMMENTODELMARITO:
Getto uno sguardo incuriosito verso la ciotola di legno. Penso: Paola ha deciso di “infinocchiarmi” con questa zuppa! È noto, infatti, che nel medioevo i tavernieri usavano offrire un gambo di finocchio agli avventori prima di servirgli da bere. Il sapore forte del finocchio copriva i difetti del vino da quattro soldi.
Ma qui non c’è trucco e non c’è inganno, questa è un’altra storia. Qui è tutto il contrario: questo sciroppo di finocchio risulta addirittura delicato, sfuggente, e il pepe nero allora diviene l’anima della pietanza. Finocchio e pepe nero: il loro contrasto è ciò che dà energia al piatto, e rende davvero piacevole sorseggiare la zuppa fino all’ultimo cucchiaio. È mai possibile che si tratti di me?
Io, proprio io, che quando mia madre apparecchiava per la cena con il cucchiaio, mi chiudevo in cameretta sperando che per quella sera si scordasse di me, così da sfuggire al suo temibile minestrone di verdure.
INGREDIENTI: per 2 persone
2 finocchi
brodo vegetale (anche di dado) o panna fresca
30 g di burro
sale, pepe
TEMPO DI PREPARAZIONE:
30 minuti
PREPARAZIONE:
Prima ho cotto i finocchi al vapore e poi li ho frullati con il frullatore a immersione. Ho messo i finocchi in una pentola con il burro e ho fatto soffriggere per un po’. Ho aggiunto il brodo (o la panna) necessario per ottenere la consistenza giusta. Sale. Pepe.
L’ho servita con dei crostini di pane abbrustolito (tipo i crostini San Carlo).
Scritto in Primi piatti, Verdure, Zuppe | Link permanente | Commenti (7) | Tag: ricette, foto, crema, finocchi, brodo, panna, pepe |
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